Avete mai provato quella sensazione mista di eccitazione e vertigine quando lanciate un nuovo progetto? L’imprenditore è, per natura, un sognatore. Ha una visione, vede ciò che gli altri ancora non vedono. Ma c’è un momento in cui il sogno deve atterrare sulla terraferma. Deve confrontarsi con la realtà, con il mercato, e soprattutto con i numeri.
Di recente sono stata ospite di Storytime, ai microfoni di Radio Canale Italia, intervistata da Francesca Panico. È stata un’occasione preziosa per raccontare non tanto “cosa faccio” (il commercialista), ma “come lo faccio”. Perché nel mio lavoro, prima ancora dei bilanci, vengono le persone.
Potete guardare l’intervista completa nel video qui sotto, ma voglio condividere con voi i passaggi fondamentali di quella chiacchierata, perché credo tocchino le corde scoperte di molti di voi che guidano un’azienda.
L’auto da corsa nel buio
Durante l’intervista ho raccontato un aneddoto che mi sta molto a cuore. Un giorno, un imprenditore seduto di fronte a me mi disse:
“Dottoressa, io ho un’auto da corsa. Ho un motore potente, un’idea che corre veloce. Ma è come se stessi guidando in una strada completamente buia, a fari spenti.”
Ecco, questa immagine spiega meglio di mille manuali cos’è il Controllo di Gestione. Non è burocrazia. Non è una tassa da pagare al consulente. Il Controllo di Gestione serve ad accendere i fari.
Senza quei fari, anche la Ferrari più veloce rischia di andare fuori strada alla prima curva. Il mio compito è illuminare il percorso, permettendovi di spingere sull’acceleratore con la consapevolezza di dove state andando.
Oltre l’ansia: dare forma ai numeri
Spesso le startup o le PMI in fase di crescita vivono nell’ansia. “Arriverò a fine mese?”, “Avrò la liquidità per pagare i fornitori?”, “Sto guadagnando davvero o sto solo fatturando?”.
L’ansia nasce dall’ignoto. Quando trasformiamo le sensazioni in dati, la paura svanisce e lascia il posto alla strategia. Nell’intervista spiego come strumenti quali il Business Plan e il Budget di Tesoreria non debbano essere documenti statici, fatti una volta e dimenticati in un cassetto.
Il Business Plan è vivo. Soprattutto per una startup che esplora nuovi mercati, il piano va interrogato continuamente. A volte va rivisto ogni mese, persino ogni settimana se necessario. Non è un vincolo, è una mappa dinamica che si adatta al territorio.
Un caso di successo: da 6 mesi a 5 anni (e oltre)
C’è una storia che ho voluto condividere nel video e che riassume il senso del mio metodo “Proietto il sogno imprenditoriale nel futuro”.
Seguo una realtà che, anni fa, venne da me con una prognosi infausta: temevano di avere liquidità per non più di sei mesi. Avevano paura di chiudere. Non ci siamo arresi. Abbiamo analizzato i costi, tagliato il superfluo, rinegoziato i tempi di incasso e pagamento (spesso trascurati, ma vitali!), e abbiamo utilizzato strumenti di Finanza Agevolata per dare ossigeno alle casse.
Oggi, quella che sembrava un’impresa al capolinea è una PMI innovativa che opera da 5 anni, solida e in crescita. Questo succede quando smettiamo di navigare a vista e iniziamo a pianificare il successo.
Guardiamo insieme il video
Vi invito a prendervi qualche minuto per guardare l’intervista. Non sentirete parlare di codici tributari incomprensibili, ma di visioni, di strategie e di come trasformare l’incertezza in un piano d’azione concreto.
Se anche voi sentite di avere un motore potente ma avete bisogno di accendere i fari per vedere la strada, sapete dove trovarmi.
Ogni dato racconta una decisione: sta a noi scegliere quella giusta.
Buona visione.